Il Carso

Un mondo rovesciato

Grotta della Fornace - Carso
Sembra realmente un luogo rovesciato il Carso, quasi una bizzarria della natura.
Esternamente solamente rocce brulle dove la bora soffia impietosa senza trovare opposizione e che inaspettatamente lasciano spazio a profonde conche.
Sotto la superfice invece tante grotte e corsi d'acqua, che scendono ovattati e nascosti per chilometri e chilometri dissolvendo il calcare per formare grotte, e che spesso riappaiono alla luce del sole inaspettati in riva al mare.
E' proprio questo mondo rovesciato a rendere il Carso una delle zone d'Italia con la maggiore quantità di grotte sotterranee.

Dopo l'ingresso nell'Unione Europea della Slovenia, si può finalmente tornare a considerare il Carso in senso transnazionale.
Un'unica area che da Trieste si spinge a est oltre le grotte di Postumia, a nord del capoluogo giuliano giunge quasi a Gorizia mentre a mezzogiorno della capitale del Friuli Venezia Giulia ingloba una parte dell'Istria.
In quella linea di colline, che si raggiunge con lo sguardo da Piazza Unità d'Italia a Trieste e che fa da cornice al castello di Miramare, sono due i colori prevalenti: il bianco della roccia calcarea, e il verde scuro della scarsa vegetazione che vi riesce a svilupparsi.

Nel Carso l'acqua non è di casa, anzi, c'è ma non si vede. La si immagina dalle depressioni create dal crollo delle volte di grotte sotterranee; ed è in quegli avvallamenti, che la temperatura costante, la presenza di umidita e l'assenza di vento, consentono alla vegetazione di svilupparsi.
Per avvistare l'acqua vera è necessario scendere in una delle innumerevoli grotte (la Gigante è la più conosciuta) che trafiggono il Carso.
Oppure scendere a valle, a San Giovanni al Timavo, presso le bocche del Timavo, risorgenza del fiume omonimo che dopo soli 1,5 chilometri si unisce al mare.

Il Carso che si getta in mare nella riserva naturale delle falesie di Duino

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