Detto per inciso, i Monti della Laga, oggi interamente compresi nel neonato Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga, comprendono la cima più alta del Lazio, il Monte Gorzano con i suoi 2.455 metri e numerose vette che superano ampiamente i duemila metri. La Laga, meno conosciuta e strombazzata di altre zone d'Italia, ha un suo fascino tutto particolare, sia dal punto di vista naturalistico e paesaggistico, sia per le attività pastorali ancora presenti nell'area. E' difficile avere una veduta d'insieme di questi monti senza averli girato in lungo e in largo, anche per la diversità del territorio. Anche se la primavera, allo sciogliersi delle nevi, è il momento migliore per visitare questi luoghi con i corsi d'acqua, le cascate e gli scivoli al massimo della loro portata, la magia dei Monti della Laga è in grado di dare forti emozioni al visitatore in tutte le stagioni, anche in quelle dove le condizioni ambientali sono più dure. Per chi avesse tempo per soggiornare in questi luoghi, una splendida idea è la scoperta delle maggiori cascate della Laga.
La Volpara a Umito, le Barche, le Scalette, l'Ortanza ad Amatrice, la Morricana al Ceppo, offrono emozioni indimenticabile e d'inverno, quando gelano, sono palestra per l'arrampicata su ghiaccio.
La fauna e la flora
In queste montagne a bassa densità abitativa, vive una numerosa fauna selvatica, di grande interesse se consideriamo che qui vive il lupo appenninico e l'Orso bruno marsicano lascia spesso tracce del suo passaggio. A primavera la Laga si riempie di tantissime specie di orchidee selvatiche e di numerose altre fioriture spontanee.
Da visitare
L'itinerario che proponiamo ci porta alla scoperta delle Cascate della Volpara, partendo da Umito, una piccola frazione del Comune di Acquasanta (AP). In tutto 3 ore e mezzo di cammino con un dislivello complessivo di circa 700 metri, camminata non faticosa e che offre scenari bellissimi.
Arrivati in auto ad Umito (650 m.) ci si può rifornire d'acqua alla fontana prima del sentiero, quindi dalla Chiesa si prende la strada sterrata che costeggiando il Fosso della Montagna in un chilometro circa porta ad un ponte.
A questo punto si entra in un bel bosco di castagno, pieno di funghi in autunno e, se non si ha troppa fretta di arrivare al termine del sentiero, ci si può dedicare al riconoscimento delle numerose specie vegetali presenti, soprattutto orchidee spontanee.
Si scende leggermente e si arriva al Rio della Prata, facilmente guadabile.
A questo punto è d'obbligo una deviazione costeggiando il Rio e guidati dal frastuono dell'acqua si giunge dopo un quarto d'ora alla spettacolare cascata delle Prata, che offre un ottimo assaggio di quello che ci riserva l'itinerario. Tornati sul sentiero principale si arriva ad un piccolo rifugio, utile in caso di pioggia, costruito vicino ad una sorgente.
Da qui inizia forse il tratto più bello, fra felci, fioriture selvatiche, muschi, ci si addentra nella faggeta. Lungo il percorso si trova una grotta in cui si notano i resti di un antico forno in muratura usato dai pastori, quindi in lieve discesa si supera un piccolo torrente arrivando al fiume che scorre impetuoso su grandi lastroni di arenaria, formando i caratteristici scivoli della Volpara. Il sentiero ora risale tra la vegetazione, a tratti molto fitta, e arrivati ad una piccola sella, ci trova di fronte lo spettacolo della Cascata.
Dopo con un piccolo tratto si giunge alla base della Volpara, ma per i più avventurosi, con ripida salita fuori sentiero si costeggiano gli altri salti della cascata. Il rientro alla base, si compie agevolmente in circa un'ora e quarantacinque minuti.
Marco Branchi