
Arcaico traguardo di negromanti, regno della Sibilla Appenninica, arena di fate e cavalieri: questi sono i monti Sibillini, i monti "azzurri" amati da Leopardi. Rinomati per le scenografiche fioriture.
Già al Belvedere, su una sella poco più sotto del rifugio Perugia (1.492 m), si rimane affascinati: il luogo è meraviglia e incredulità. Il Pian Grande e il Pian Piccolo si aprono alla vista che, sorpresa, sfiora sagome, colori e scenografie fiabesche.
Verso est lo sguardo vede il Pian Piccolo, composto da 234 ettari di bassa e umida prateria con colori tenui e l'aspetto morbido, contrastata da vivaci campi di lenticchie, arricchite da fiordalisi e papaveri, e campi di fieno; a sud sale la buia e secolare foresta della Macchia Cavaliera, una faggeta ancora intatta, dove vivono i lupi. A nord del Pian Piccolo, dopo il monte Guaidone (1.647 m), il Pian Grande, un altopiano erboso a 1.270 m di quota, coronato da una massiccia dorsale con le vette del Vettoretto (2.052 m), la Cima del Lago (2.422), il Vettore (2.476 m), la Cima del Redentore (2.443 m). La luce dà origine a lucenti riflessi, contrastati da fosche ombre sui fianchi dei pendii, solcati da canaloni. Giacomo Leopardi li chiamava i "monti azzurri", così apparivano al grande poeta marchigiano che li osservava da lontano.
Dal Belvedere ogni piccola parte di prateria pare avere la sua propria sfumatura di colore: oro, sabbia, giallo paglierino, verde limone, verde acqua, verde muschio, a dare vita ad un insieme unico di inconsueti cromatismi.
Il maestoso anfiteatro dei Piani di Castelluccio è uno dei più grandi bacini carsici noti: qui, in tempi antichi era presente un esteso lago che poi scomparso a causa dei movimenti tettonici lo hanno fatto scomparire. La vegetazione lungo il fosso e le doline ha un colore unico: è palustre, con specie rare.
Solo i terreni coltivati rivelano la presenza dell’uomo
Più si cerca di abbracciare tutto il panorama e più si percepisce una sensazione di stordimento. C'e qualche cosa di lunare e fiabesco in questo paesaggio. Non ci sono casali, o edifici o ville, ma le tracce della presenza dell’uomo sono palesi nei campi coltivati a lenticchia, lupinella, fieno, e nel paese di Castelluccio, poche e antiche case che a stento si intravedono su un poggio in lontananza, dietro il quale si sottrae alla vista il Pian Perduto. Le greggi pascolano e nel cielo, sopra le cime ventose, i rapaci giocano con le correnti ascensionali.
I Piani di Castelluccio sono, non a caso, il cuore dei Sibillini, i monti della mitica Sibilla appenninica. Certi paesaggi, come il deserto, i boschi e alcune montagne, per loro caratteristica forza si trasfigurano in paesaggi simbolici: dilatano ansie e inquietudini, invitano all'esplorazione per poi ingoiare l'esploratore, rendono percepibile l'umana solitudine e la trasformano. In mezzo a queste montagne, da <temi remoti vivono misteri e leggende: gia Svetonio narrava d'un antro, presso il monte Sibilla (2.173 m), in cui la Sibilla Picena prevedeva, a coloro avessero il coraggio di interrogarla, i suoi oracoli oscuri, "sibillini" appunto.
Il Medioevo muta l'antica profetessa in un personaggio, che attrae avventurieri e cavalieri erranti, forzandoli a superare prove tremende e mostri infernali. Le leggende rendono questi luoghi irreali che vivono oltre lo spazio e il tempo, arricchiti da figure fantastiche. A testimonianza di ciò, oggi rimane una singolare toponomastica: la Strada delle Fate, che attraversa il monte Vettore, la gola dell'Infernaccio, scavata dal fiume Tenna e abbracciato tra i monti Sibilla e Priora, la fossa dell'Inferno, la fonte Matta, la Forca di Giuda, il Pizzo del Diavolo che sovrasta il lago di Pilato, adagiato sotto la cresta del monte Vettore (1.940 m). In base alla tradizione popolare, tra il lago di Pilato e i tre Piani di Castelluccio, si spostano le "fate sibilline", giovani esseri con le zampe caprine, che, col levar del sole, si nascondono nelle grotte e tra gli orridi per non essere cacciate dal regno della magia.
Miti e leggende germogliano dalla necessità di vincere il confronto sproporzionato con una natura potente, avvertita da molti come magica e da altri come sacra.
Qui, non a caso, al sorgere del Cristianesimo molti anacoreti si rifugiarono in preghiera nelle grotte montane e qui san Benedetto da Norcia (480-547) mosse i primi passi della sua rivoluzione monastica.
La valle Castoriana, fu la culla del monachesimo a partire dal V secolo. Oggi, il suo paesaggio appare delicato e dolce grazie ai monaci che dissodarono i terreni incolti e realizzarono canalizzazioni.
Flora e fauna
La flora montana è rappresentata da rarità botaniche e più di 1.800 specie diverse di fiori, cambia in base all'altitudine: foreste di carpino nero, ornello, roverella, cerro e castagno fino al 1.000 m, foreste di faggio a quote superiori, praterie e pascoli sulle cime dei rilievi.
La fauna è altrettanto abbondante: oltre 50 specie diverse di mammiferi, tra cui il lupo, e 150 specie di uccelli, tra i quali l’aquila reale e il falco pellegrino.
Nel parco esistono diversi branchi di lupi che trovano protezione nella antica faggeta della Macchia Cavaliera e nei fitti boschi della Val di Canatra, ambienti intatti e isolati. Qui vivono anche gli sfuggenti gatti selvatici e gli orsi bruni marsicani nella zona del monte Vettore.
Informazioni
Degli oltre 72.500 ettari di Parco Nazionale, dislocati principalmente nelle Marche, 18.000 ettari fanno parte dell’Umbria e contengono il versante occidentale dei monti Sibillini.
La sede centrale dell'Ente Parco Nazionale dei Sibillini e a Visso (Macerata), in piazza del Forno 1, tel. 0737 972711;
Nel territorio umbro sono presenti due Case del Parco dove si possono avere informazioni, prenotare escursioni e acquistare guide e mappe del Parco Nazionale dei Monti Sibillini:
Casa del Parco di Norcia, piazza San Benedetto, Norcia, tel. 0743 817090,.
Casa del Parco di Preci, presso l'antico Mulino di Borgo Garibaldi, via Madonna della Peschiera, Preci, tel. 0743 937000.
Come arrivare
Il versante umbro si raggiunge da Firenze e da Roma.
In auto: autostrada A1, uscita Orte; da Perugia, direzione Foligno Spoleto SS 75, poi SS 77 della Val di Chienti; da Terni, SS 209 delia Valnerina per Norcia.