La
fontana della Girandola,
o dei Draghi, prende il nome dai congegni inventati da
Tommaso
da Siena per far sì che l’acqua causasse
crepitii alternati ad esplosioni: la visita di Gregorio XIII convinse
Luigi a far erigere il monumento con i quattro draghi alati, simbolo
della famiglia del Papa, i Boncompagni. La
scalinata dei
Bollori porta nella parte più alta della Villa:
in una serie di vasche e di vasi, l’acqua gorgoglia come
se fosse sempre in ebollizione.
Il
viale delle Ortensie porta all’opera
di G. del Duca, la
fontana delle Civette: un
congegno ad acqua, purtroppo perduto, faceva apparire ad intervalli
regolari una civetta che con il suo suono tipico tacitava alcuni
uccellini, anch’essi di bronzo, che cinguettavano su un
ramo lì vicino.
Nelle immediate vicinanze è la
fontana del ratto
di Proserpina, rapita da Plutone su una barca a conchiglia
tirata da cavalli: ai lati due rampe di scale portano alla terrazza
superiore dove si trova il
complesso della Rometta.
Qui, una
statua del fiume Aniene che tiene un
piccolo tempio della Sibilla è l’inizio di una cascata
che arriva fino alla riproduzione della città di
Roma,
miniaturizzata in alcuni suoi celebri monumenti, il Pantheon ed
il Colosseo, ed in alcune allegorie, come la dea Roma e la lupa
che allatta i gemelli: era la scena per un piccolo teatro ormai
scomparso.
A congiungere
la Rometta e la
fontana
dell’Ovato è il
viale delle Cento
Fontane: lungo 100 m presenta su un lato due ordini di
vasche coronate da obelischi, fiordalisi e navi, alternati ad
alti zampilli, idea del Ligorio.
Le aquile furono aggiunte nel 1685 da Francesco II di Modena;
sul lato opposto esseri mostruosi e di fantasia completano con
i loro zampilli la visione d’insieme.
La già citata
fontana dell’Ovato
viene anche detta "regina" ed è forse la più
bella con la sua forma ovaloide e la grande portata delle sue
cascate: in alto, fra grandi scogli, sono la Sibilla della Vellita
ed i fiumi Aniene ed Ercolano del Malanca, mentre l’esedra
sottostante, con archi alternati a nicchie con naiadi di G. B.
Della Porta, abbraccia la coppa centrale.
L’esedra risulta passata da una galleria che consente di
attraversare tutta la fontana, ammirando il panorama della Villa
ed il genio marmoreo al centro della vasca attraverso la luminescenza
delle acque. La vasca è chiusa da un parapetto decorato
in ceramiche con fiordalisi e aquile estensi.
Viene sovente attribuita al
Bernini la
fontana
del Bicchierone, con una grande conchiglia sormontata
da un calice floreale zampillante d’acqua.
La Grotta
di Diana è un ambiente riccamente decorato di
stucchi, mosaici ed altorilievi di scene mitologiche, opere di
Curzio Maccarone e Lola e Paolo Calandrino, in un’esplosione
di colori e di mitologia al massimo livello.
La più moderna delle realizzazioni effettuate nel giardino
è la
fontana del Nettuno: fu costruita
nel 1927, utilizzando un torso incompiuto del dio, posto in un
nicchione parzialmente coperto da una grande cascata d’acqua.
Abbiamo parlato dei giardini, ma la Villa nel senso più
stretto del termine non era certo da meno: il Palazzo ebbe l’opera
di Taddeo e Federico Zuccari, manieristi pesaresi, Livio Agresti
e Girolamo Munziano, oltre agli affreschi del Tempesta, del Karcher
e di Perin del Vaga; il soffitto ligneo della sala dei Cardinali
è opera del fiammingo Flaminio Bolinger.
Chi arrivava in cima al parco attraverso lo scalone a doppia rampa
entrava nel salone centrale dell’Appartamento Nobile il
cui soffitto, con un’ardita prospettiva di colonne, immetteva
al balcone della sala del Trono.
Nel salone centrale la volta è decorata dal Convivio degli
Dei del Munziano, terminato poi dallo Zuccari, e dalla fontana
delle Cariatidi, con al centro il tempio della Sibilla di Tivoli,
dall’originale progetto della Villa e da due finte porte
con un gentiluomo rinascimentale ed una dama con un leopardo.
Sulla destra si aprono altre sale, come quella delle Fatiche di
Ercole, dipinta dal Munziano e dal Karcher, la sala dei Filosofi
e della Gloria d’Este, di Federino Zuccari, con allegorie
delle Virtù, delle arti, della scienza e della natura e
con episodi dei fasti dei vari cardinali, la sala della Caccia,
con scene venatorie del Tempesta.
La sala del Trono è l’ambiente centrale dell’appartamento
vecchio e si affaccia sul terrazzo panoramico: nei quattro riquadri
del soffitto sono vedute dell’Aniene e di Tivoli. Notevoli
le opere appese alle pareti, fra cui una Madonna attribuita ad
Andrea del Sarto ed il cardinale Farnese di Perin del Vaga. Nelle
vicinanze è anche una bella camera da letto, forse dei
cardinali, con vicino una cappella ricca di stucchi.
L’ultima fontana della Villa si trova nel chiostro del convento
benedettino in cui l’avventura ebbe inizio: si tratta di
una Venere sdraiata. Qui è sepolto Ippolito II.